Gianna Nannini al n.1. Lo dissi in fine di puntata scorsa (…mica era difficile, eh. Và’ se uno se ne deve bullare) che dopo top ten sempre tutte uguali, Ogni tanto, si cambia. Nella puntata 62, lo ricorderete certamente (yup) ho parlato veramente bene della Nannini come non ho MAI parlato bene di nessun italiano. Quindi se ora ci vado di mazza ferrata non è per disistima o preconcetto. E’ per la copertina di Sorrisi & Canzoni LA MIA BAMBINA HA GIA’ LA VOCE ROCK. E’ per la copertina di Vanity Fair e la scritta GOD IS A WOMAN sul pancione. E’ per la copertina di Io e te col chiodo e guardatemi tutti il pancione. E Nannini, io ti capisco, eh: la maternità in biologia è un evento piuttosto diffuso ma hai ragione a esser contenta e son contento per te. Ma Cristiddiosantoebuonoepienodipremure, quando ho sentito il battito del cuoricino ecografizzato alla fine del disco. Nannini, non mi dire che tutto questo è una cosa rock, non dirmi stronzate. Tutto questo è Mariah Carey che annuncia piangente l’imminente maternità, è Repubblica.it e Corriere.it che mi informano a colpi di grancassa che Natalie Portman (avessi detto) aspetta un bambino, tutto questo è il miracolo della vita che mediatizzato diventa una minchiata (nel tuo caso, sminchiata – very classy humour here), una mielata, cretina, retorica rottura di coglioni e NON mi dire che hai voluto mandare un MESSAGGIO, Nannini, non mi dire cazzate, eri sul giornale diretto da AlfonZo Signorini, vuoi davvero dirmi che voleviarrivarallagente farungesto importanteper tutteledonne rivendicaril dirittalla maternitablablabla? Ma non rompere. Che poi avresti anche fatto un disco ammodino, eh. Su Rollinstòn gli ho dato 3 stelle, a Io e te.
*** **** ***
Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio Italiano.
In pratica i cittadini italiani del 2011 hanno scoperto il numero privato del loro Presidente del Consiglio incrociando la rubrica telefonica di due prostitute, e credo che con questo si sia detto tutto.
La CULTURA DEGLI ALIBI.
Uno dei grandi uomini di sport che il nostro paese ha conosciuto. Julio Velasco.
“Noi abbiamo costruito una mentalità come squadra combattendo quello che noi chiamiamo la cultura degli alibi.”
Che cos’è un alibi? E’ spiegare che io non riesco a fare una cosa non perché io non ci riesco ma perchè io non c’entro niente, è una cosa che non posso modificare.”
Il discorso è spiegato in maniera più organica (e non incidentalmente) e molt meglio in questo altro video, molto simpatico, in cui descrive come i giocatori di beach volley si lamentino della sabbia. “Impara a saltare sulla sabbia che ovviamente non è come il parquet” con una serie di riflessioni sull’evoluzione dello sport e della storia (con esempi dal calcio, dal basket, dalla pallavolo per parlare di una situazione più ampia. La sabbia non può essere altro che sabbia!
Per chi mastica un po’ di volley, nello stesso alveo della “cultura degli alibi” che rende la società e la squadra immobile c’è anche la descrizione di come “tratti” i propri schiacciatori. Voglio schiacciatori che non giudicano l’alzata. La risolvono
Non è vero che con la volontà si può fare tutti. Ma la questione è che non possiamo accettare alibi.

Mia vicina di casa da un po’ di tempo esce a spasso con il cane. Abitiamo vicino ad un parco spesso persone di ogni età portano i propri animali a sgranchire le zampe e a fare una passeggiata. Fra i tanti, c’è anche un ragazzo, alto, con cane, ovviamente.
Li vedo a volte che si incrociano e si sorridono
La volta dopo chiacchierano un po’ di più, si scambiano due parole.
Li vedo poi passeggiare fianco a fianco. Lei comincia ad uscire truccata a portare a spasso il cane.
Oggi rientravo in bicicletta a casa e li ho visti: lei si sollevava sulle punte e lo baciava sulla guancia. Lui, non il cane.
Una storia così zuccherosa che ci farei un film come questi.


